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  Venerdì 24 Maggio 2013
Giovedì 18 Aprile 2013 12:14     

Sono state molte le polemiche che hanno accompagnato la decisione di non far rispettare un minuto di silenzio per la morte dell’ex primo ministro Margaret Thatcher. Come giustamente notato in un articolo da Kenny Dalglish, era una cosa che si poteva chiedere ma non imporre. Per questo nessuno ha deciso di farlo. A prescindere dalle ideologie politiche di ciascuno, se è vero che il football era lo sport della working class, e fino all’avvento della Premier League lo era davvero, nessuno ne è mai stato nemico più acerrimo e dichiarato della Iron Lady. La Thatcher odiava i sindacati, soprattutto quello dei minatori, disprezzava la classe proletaria e rifiutava anche il solo pensiero che esistesse un qualcosa chiamato società. Con lei l’Inghilterra divenne Londrocentrica, tutte le industrie, soprattutto del nord, sacrificate sul mercato della globalizzazione. L’economia sarebbe stata trainata dalla City, da un km quadrato di banche e uffici dove transitavano capitali di tutto il mondo. Il suo concetto di meritocrazia sfrenato era un trionfo dell’individualismo su tutto ciò che prima era stato in qualche modo socialismo o mutualismo. Eletta primo ministro nel 1979 da subito si era trovata di fronte il problema della violenza negli stadi. Erano gli anni degli assalti in metro, fuori le stazioni, delle invasioni delle terraces dei padroni di casa, dei biglietti da visita lasciati sui luoghi dei pestaggi, insomma di tutto quanto si legge oggi nei libri di memorie di ogni hooligan che si rispetti. Le forze dell’ordine cercavano di combattere come potevano. Fino al 1985. Prima i disordini di Kenilworth Road, dove i tifosi del Millwall invasero il campo e fecero fuggire tutti, poliziotti compresi. Poi gli incidenti, con morto, di Birmingham v Leeds. Poi il rogo di Bradford e poi, in mondovisione, l’Heysel. Da quel momento, dopo aver fortemente spinto per l’esclusione dei club inglesi dall’Europa, dichiarò guerra a ciò che definì “the English disease”. Per molti la Thatcher, e le sue misure repressive, salvarono il football d’oltremanica. Quegli anni erano bui, tetri, pericolosi, con la percentuale più bassa di sempre di spettatori, l’epoca illuminata da SKY impossibile anche da immaginare. Una reazione, da parte del governo, era dovuta, necessaria, normale. Il fatto che lei disprezzasse non solo chi causava disordini ma chiunque varcasse i tornelli di uno stadio è tutta un’altra storia. Ma prima del suo addio a Downing Street purtroppo dovette essere testimone della tragedia più grande mai avvenuta in uno stadio inglese. Il 15 aprile del 1989 96 tifosi del Liverpool persero la vita prima della semifinale di FA Cup contro il Forest. Subito dopo la tragedia i tabloid si scagliarono di nuovo contro i tifosi del Liverpool. Foraggiati dalle abili bugie e coperture della polizia, poi rivelate anni più tardi, calunniarono morti e sopravvissuti in un periodo in cui nessuno aveva motivo di dubitare della veridicità di quelle notize. Ma in un certo senso quel massacro fu figlio anche del clima che si era creato negli stadi. L’incubo hooligans aveva fatto calare drammaticamente l’attenzione alla sicurezza dei tifosi in generale. A nessuno importava dell’incolumità di quegli animali che di fatto venivano rinchiusi dentro a dei recinti, in stadi fatiscenti, con servizi inesistenti. Senza recinzioni, erette per fermare gli hooligans, non ci sarebbero state 96 vittime. I tifosi del Liverpool non hanno dimenticato e non hanno perdonato. Nell’ultima partita casalinga uno striscione diceva “You didn’care when you lied, we don’t care that you died”, duro forse ma rende l’idea. E non solo della gente del Merseyside.

quandogliscarpinieranoneri.wordpress

 

 
Martedì 16 Aprile 2013 13:06     

Grecia, Aek Atene - Panthrakikos sospesa per invasione di campo. Scontri tra tifosi e polizia prima di Olympiacos - Panathinaikos (VIDEO)

Altro video qui: https://www.youtube.com/watch?v=iaIFn65NUsg

Clicca qui per la fotogallery

Domenica di violenza per il calcio greco, in occasione della penultima giornata di Super League. La partita tra Aek Atene e Panthrakikos è stata sospesa all’87esimo minuto poco dopo il gol del vantaggio degli ospiti (autorete di Bougaidis); infatti un folto gruppo di tifosi dell’Aek ha invaso il campo provocando la fuga dei giocatori negli spogliatoi. A questo punto si è verificato l’intervento dei poliziotti che hanno sparato dei gas lacrimogeni per disperdere i teppisti, i quali alla fine in effetti sono stati allontanati.
La gara non è mai più ripresa; l’arbitro Stavros Tritsonis infatti, nonostante le insistenze dei dirigenti delle due squadre (e in particolare di quelli dell’Aek), non ha voluto far riprendere l’incontro in uno stadio che ormai si era svuotato. La sconfitta della squadra di casa la condanna di fatto alla retrocessione.
In apertura di post vi proponiamo le immagini che raccontano l’invasione in campo dei tifosi dell’Aek.
Violenti scontri tra polizia e tifosi hanno caratterizzato il pre-partita del derby ateniese tra Olympiacos (con lo scudetto già matematicamente conquistato) e Panathinaikos. In questo caso la brutta pagina del calcio greco si è consumata nei pressi del parcheggio dello stadio Karaiskakis, un’ora e mezza prima del fischio d’inizio del match molto atteso. Gli agenti, colpiti da pietre e fumogeni, hanno risposto con i gas lacrimogeni. A farne le spese anche un giornalista dell’emittente Skai, che stava cercando di seguire da vicino l’evolversi della situazione: è finito in ospedale con alcune costole rotte.
Per la cronaca il derby si è chiuso sull’1-1 (gol di Luciano Figueroa e di Kostas Mitroglouv) dopo ben 7 minuti di recupero concessi per le proteste che hanno caratterizzato il finale di gara.

calcioblog.it

 

 

 
Lunedì 15 Aprile 2013 15:53     

Il derby Sunderland-Newcastle, disputatosi il 25 ottobre allo "Stadium of Light", ha registrato scontri tra le opposte fazioni di tifosi, in campo e sugli spalti.
Scrive Sport People (rivista digitale di cronaca e cultura ultras): "Ovviamente la stampa italiana, troppo presa a santificare i voleri di chi comanda, ha voltato la testa e fatto finta che nulla fosse accaduto. Modello inglese di qua, modello inglese là e bla, bla, bla".
Effettivamente i media italiani non ne hanno parlato. Gli stessi media che per giorni hanno diffuso la notizia (rivelatasi una colossale bufala) del un treno devastato dai tifosi napoletani in trasferta a Roma (il 31 agosto 2008).
Ma se raccontassero la verità risulterebbero evidenti le menzogne di chi parla di "modello inglese" per promuovere repressione e speculazione.

Di seguito pubblichiamo alcune foto degli incidenti:

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Sabato 23 Marzo 2013 09:30     

Nuovo coro Curva Fiesole:

Quando la Fiorentina sarà campione

noi canteremo sempre Viola alè

vogliamo portare in alto il tuo grande nome

anche quando andrai male sarem con te

 

Sei la squadra più forte

sei la Viola che vince e va

Non ti fermi davanti a niente

perchè niente ti può fermar

 

Sei la squadra più forte

sei la Viola che vince e va

Non ti fermi davanti a niente

perchè niente ti può fermar

 

 

 
Sabato 05 Gennaio 2013 10:03     

Allo Stamford Bridge i tifosi del Chelsea football club intonano Liquidator che è uno dei migliori cori dei tifosi di calcio d’ Inghilterra e non solo.
Questo tema musicale è presente nella Shed da molti anni, Jake Arnott in “it’s mods time” narra che gruppi di skinheads/suedsheads intonavano “Liquidator” prima di uno scontro tra tifoserie durante il derby londinese Chelsea-West Ham nel 1971. 

Il brano è stato adottato anche da altre squadre di football inglesi, che affermano di essere state le prime a far suonare il 45 giri nei loro stadi.

Questo coro da stadio nasce sulle note di una canzone che è una pietra miliare della musica caraibica/britannica; Liquidator appunto, suonato da un quintetto, the Harry J Allstars (che poi nessuno di loro cinque si chiama Harry) . Si tratta di una canzone reggae molto famosa, che si piazzò al nono posto nelle UK pop charts e suonata tutt’ ora poichè icona del suo genere.

footballa45giri.it

 
Lunedì 26 Novembre 2012 18:22     

Il San Lorenzo de Almagro può finalmente tornare a casa, dopo trent’anni di nomadismo, nel mitico Estadio Gasómetro dove ha scritto alcune delle pagine più belle della storia del calcio sudamericano. Lo potrà fare grazie ai suoi tifosi, che al termine di lunghe stagioni di lotta a marzo sono scesi in piazza in oltre 100mila nella significativa cornice di Plaza de Mayo, con bandiere e striscioni azulgrana, per chiedere al municipio di Buenos Aires di approvare una legge per restituire ai legittimi proprietari le terre espropriate durante la dittatura, come quelle dove sorgeva l’Estadio Gasómetro. Il 15 novembre la giunta della capitale argentina ha detto sì, e ha approvato la Ley de Restitución Histórica. Adesso la catena francese di supermercati Carrefour ha sei mesi di tempo per rivendere a prezzo equo al San Lorenzo quei terreni, altrimenti saranno espropriati e restituiti ai legittimi proprietari.

Squadra del barrio di Boedo, quartiere di Baires rinomato per il tango e per i suoi caffè bohemiennes, il San Lorenzo de Almagro aveva fatto innamorare il mondo verso la fine degli anni Sessanta, quando i carasucias – le facce sporche, per il gioco sfrontatamente offensivo in campo e gli atteggiamenti ribelli fuori - arrivarono a vincere un campionato rimanendo imbattuti per tutta la stagione. Altri tre campionati vinti fino al 1974, e sono cominciati i problemi. Primo di tutti l’esproprio dello stadio da parte della dittatura militare di Videla che, approfittando delle difficoltà finanziarie del club, lo obbliga a vendere i terreni su cui sorge l’impianto del Gasómetro per 900 mila dollari. Salvo poi non rispettare le promesse di costruirvi su case popolari e rivendere due anni dopo gli stessi terreni alla multinazionale francese Carrefour al prezzo più che triplicato di 3 milioni di dollari.

Il declino del San Lorenzo è continuato poi con la prima retrocessione del club, solo due anni dopo l’esproprio dello stadio, e un nomadismo durato 14 anni, giocando dove capitava alla ricerca di una nuova casa. Fino al 1993, quando la discussa presidenza di Fernando Miele costruì il nuovo stadio Pedro Bidegain, ribattezzato con sofferenza dai tifosi el Nuevo Gasómetro, a ridosso della Villa 1-11-14: uno degli slum più poveri e violenti di Baires. Mentre nel cuore della vecchia Boedo s’ergeva maestoso un supermercato. Nel nuovo stadio il San Lorenzo ha vissuto alterne fortune, riuscendo a vincere ancora due titoli – l’ultimo nel 2007 con l’ex giocatore di Avellino, Inter e Fiorentina Ramón Díaz in panchina – ma navigando per lo più nei bassifondi della classifica del campionato argentino. Senza però perdere mai l’appoggio della propria tifoseria, una delle più spettacolari al mondo.

Adesso, la squadra può finalmente tornare a casa, al numero 1700 di Avenida La Plata, dove ancor oggi si trova un rimodernato ipermercato Carrefour. La catena francese si è opposta alla decisione della giunta comunale di Buenos Aires, sostenendo in un comunicato di avere acquistato regolarmente i terreni e di non aver mai avuto rapporti con la dittatura militare. Ma dovrà comunque sottostare alla Ley de Restitución Histórica, approvata all’unanimità con 50 voti favorevoli e 0 contrari, e restituire i terreni ai legittimi proprietari entro sei mesi al costo di indennizzo di 94 milioni di pesos. Entro il 2016 il mitico Estadio Gasómetro dovrebbe quindi essere ricostruito. Una grande vittoria per i tifosi del San Lorenzo e una piccola rivincita anche per tutti coloro che videro la propria terra espropriata con la forza dalla sanguinaria dittatura fascista e rivenduta poi alle multinazionali straniere.

 

 
Domenica 11 Novembre 2012 13:50     

L'11 novembre del 2007 il tifoso della Lazio Gabriele Sandri veniva ucciso in un autogrill da un colpo di pistola sparato da un agente della Polstrada. Nel quinto anniversario della sua morte si gioca proprio il derby Roma-Lazio, una coincidenza assurda per il fratello Cristiano Sandri

 
Sabato 10 Novembre 2012 09:27     

 

 

 

 

 
Sabato 10 Novembre 2012 09:25     

La coreografia è stata realizzata nella partita di Champions League tra Celtic e Barcellona

 
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