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  Giovedì 23 Maggio 2013


Sabato 30 Giugno 2012 09:43     

E’ arrivato Caronte, il traghettatore dagli occhi di brace, di dantesca memoria. Il caldo soffocante di questi giorni rende ancora più infernale e arroventato il clima a Firenze. L’Italia di Prandelli, travolta da “scommettopoli” e scossa dal blitz a Coverciano, quella su cui nessuno, ai nastri di partenza, avrebbe scommesso 10 euro, si è conquistata la finale di Euro 2012. Il tempo è galantuomo…si sa…e da’ a Cesare quel che è di Cesare. Per carità, si parla di un uomo, non di una Divinità e quindi nella sua fisiologica umana fallacità nella sua carriera ha commesso degli errori e nessuno intende scriverne una agiografia o proporre causa di beatificazione. Viene solo da riflettere sugli ultimi due anni e mezzo…. In Fiorentina c’è chi dovrebbe battersi il petto recitando il mea culpa, mentre i più presuntuosi potranno sempre consolare il proprio smisurato ego chiedendo all’Italia un ringraziamento pubblico e collettivo per aver concesso agli Azzurri un CT di tutto rispetto. Al di là del gioco, c’è qualcosa che in questa Nazionale appare lampante: l’ottimizzazione delle risorse umane, gestite - fisicamente e psicologicamente - in modo sopraffino. Balotelli e Cassano son due “cattivi ragazzi” da maneggiare con cura e pochi riescono a responsabilizzare e gestire soggetti tanto talentuosi quanto indisciplinati e stravaganti al limite dell’indisponente. A Firenze c’è stato un tempo in cui molti hanno pensato di avere una rosa di Orsoline che, ad un certo punto, si sono trasformate in Monache di Monza lussuriose e goderecce. A Firenze si è vissuto un tempo in cui ci si era illusi di avere una brava e buona Società, perché qualcuno copriva carenze, magagne, difetti e incompetenze con un super lavoro dentro e fuori dal campo. A Firenze c’è stato un tempo in cui le querce facevano i limoni e in tanti gridavano al miracolo, pensando che fosse merito dell’acqua dell’Arno o della tramontana che tira da Fiesole. La bravura di un allenatore non è far giocare da 10 i campioni, ma far rendere 7 a giocatori praticamente più che normali. Ad un certo punto, però, si è deciso di cambiare. Lecito e legittimo nella sostanza, vergognoso nella forma. Screditare ed esautorare pubblicamente un allenatore equivale a far saltare in aria lo spogliatoio in una sorta di folle e incontrollabile bomba liberi tutti. Si è pensato di poter fare tutto da soli e che invertendo l’ordine dei fattori, delle gerarchie e dei ruoli, il prodotto non sarebbe stato alterato. La Fiorentina, invece, ha iniziato la sua mesta parabola discendente, inanellando fallimenti e cocenti delusioni. I giocatori hanno mostrato il loro lato oscuro, cappottandosi a orari improbabili del mattino, passando più ore sui treni che non sui campi di allenamento o affogando nei barattoli di Nutella con il menefreghismo del campioncino da playstation. Improvvisamente tutti hanno cominciato a rendere sempre di meno: i normali son tornati mediocri e i bravi si son persi per la strada, diventando le brutte controfigure di sé stessi. Non si è più azzeccato un acquisto: chi è arrivato carneade se ne è andato conclamato bidone. Pianticelle inaridite in cerca di fertilizzante e di nuova linfa han finito di seccare sotto la Torre di Maratona. I nomi più accreditati si son guardati bene dallo scegliere Firenze: piazza ormai priva di garanzie tecniche, in grado di convincere anche il più recalcitrante a sposare il progetto. E’ stato un capolavoro di autodistruzione, portato avanti con pervicacia da chi, di calcio non sapeva nulla e, purtroppo, nulla ha imparato neppure per osmosi. Chi dava fastidio, chi era diventato troppo ingombrante, chi aveva deciso di mettere dei decorosi paletti all’aziendalismo per non trasformarsi in un penoso “yes man” è stato invitato a cercarsi altre sistemazioni. Noi amiamo tenere chi sbaglia, chi è l’uomo sbagliato nel posto sbagliato, chi si nasconde sempre dietro un dito accampando puerili giustificazioni. Prandelli non è uomo vendicativo ma, umanamente, la finale di domenica sera sarà la sua piccola rivalsa nei confronti di chi, nei suoi confronti, non ha mostrato né gratitudine, nè rispetto. Per Firenze è un dispiacere in più: un nodo che stringe lo stomaco. Mentre l’Italietta dei giocatori bolliti, finiti e mal assortiti incontrerà le Furie Rosse in quel di Kiev per una partita, a questo punto, tutta da giocare, noi ci angustieremo guardando quel che resta della nostra Fiorentina. Tutti confermati e decorati sul campo: presidenti facente funzione, grandi comunicatori, amministratori delegati, dirigenti con patentino in grado di mettere la tuta low cost in caso di repentini esoneri. Plausi, rinnovi contrattuali e competenze allargate… Così va il calcio a Firenze…così va la vita quando la meritocrazia non esiste e, soprattutto, quando etica, valori e principi rimangono rigorosamente sulla carta. S.N.

 

 

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