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  Domenica 19 Maggio 2013


Martedì 19 Giugno 2012 12:26     

Nell’immobilismo del mercato viola, trovano spazio riflessioni e accuse più o meno velate. Il balletto delle cifre è stucchevole……come la competizione fra delusioni è decisamente fuori luogo… Siamo a rinfacciarci, come nelle coppie palesemente e irreversibilmente in crisi, quello che si è speso, quello che non ha funzionato, ciò che ha fatto male, ciò che non si riesce proprio a digerire e a sopportare più nell’altro. Siamo a questo: alle scene più penose di un rapporto logorato e usurato dal tempo, dalle incomprensioni e dalla mancanza di risultati. Non è mai stato un matrimonio felice e basato sull’amore quello fra i Della Valle e i fiorentini. Ciò che reggeva la convivenza era la reciproca convenienza. Quando c’è un beneficio comune si metabolizzano atteggiamenti e comportamenti, abitualmente, poco graditi: ci si tappa il naso e si fa buon viso a cattivo gioco. Si invita gli amici a cena per mostrare quanto sia bello vivere nel Mulino Bianco, dove al mattino la colazione è amorevolmente sfornata e consumata con facce da spot. Ognuno guarda alle proprie priorità. La storia è piena di matrimoni eccellenti buoni solo per scongiurare una guerra, accaparrarsi terre e feudi o creare un centro di potere fondato su alleanze da suggellare in camera da letto. Nessuna meraviglia, perché una piccola dose di cinismo, da millenni, porta avanti il mondo. I sentimenti passano in secondo piano: l’amore vero si sogna, il matrimonio ricco è meta più ambita. Quando, però, la convenienza non c’è più…. non rimangono altre basi su cui puntellare la traballante relazione. C’è un buco di bilancio da ripianare, c’è un esoso conto delle spese sostenute per guadagnare una indecorosa salvezza, ci sono miliardi spesi male per una squadra che rimane da rifondare, c’è un business che non è mai decollato, c’è una noia e un malcelato fastidio nel solo incrociare la sposa anche solo nel tinello…figurarsi a letto. La famiglia Della Valle è delusa, amareggiata, seccata, distaccata. La Fiorentina è una moglie vecchia e non più attraente che ogni volta che la si guarda si trasforma nell’impietoso specchio del proprio fallimento. Chi è cagion del suo male, però, pianga sé stesso. Quali colpe sono ascrivibili alla tifoseria? Non sono i tifosi che hanno fatto i debiti, non sono loro che hanno scelto i giocatori nelle campagne acquisti, non sono responsabili di un faraonico progetto immobiliare naufragato nel niente, non sono gli interlocutori che hanno offerto una proposta che non aggrada. I tifosi sono quelli che hanno speso per andare a vedere la propria squadra perdere e giocare ai limiti della decenza calcistica. Hanno pagato denaro, lacrime e dignità nel farsi prendere a sberle dai nemici di sempre. Hanno sopportato alienanti derive domenicali, hanno dolorosamente deciso di allontanarsi dallo stadio per soffrire in silenzio, impotenti e sconfitti. I Della Valle pagano gli errori propri e quelli dei loro uomini di fiducia, per i quali sono i primi responsabili, perché non son certo stati i tifosi a confermarli nell’organigramma societario. I fiorentini pagano per gli sbagli altrui.

Sono sconfitte diverse, sono delusioni diverse, sono stati d’animo diversi. Per alcuni gli effetti del fallimento toccano solo il portafogli e l’immagine, per tutti gli altri incidono su una fede, su una passione, su un orgoglio e su un sentimento dal valore inestimabile il cui danneggiamento è incalcolabile. E’ meschino rinfacciare, a chi paga da due anni con amare domeniche e speranze frustrate, i freddi numeri del bilancio. Quando non c’è rispetto, non solo non c’è amore, ma non può esserci niente altro. Anche chi, ancora, vuole sperare e credere in un futuro felice e sereno non lo fa certo per amore. E’ paura…..paura del domani, del doversi rimettere in discussione, di ricollocarsi sul mercato con il terrore di non essere più attraente e spendibile. E così, tante storie vanno avanti, fra silenzi, incomprensioni e violenze psicologiche. Si rimane ammutoliti e pietrificati dalla paura di non meritare qualcosa di più, per il terrore di rimanere soli…angosciati dall’aver sbagliato qualcosa, di aver sdegnato l’amata e permalosa “dolce metà”. Si continua a sperare in un amore che non c’è, in un rapporto che genera solo delusione e infelicità, prigionieri di un illusione…quella che obbliga a vedere nel tuo carceriere un incompreso Principe Azzurro. S.N.

 

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