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Venerdì 02 Marzo 2012 09:48     

( CLICCA SULLA FOTO PER VEDERE LA CLASSIFICA) Il presidente Maurizio Beretta resterà al suo posto fino alla scadenza del quadriennio olimpico, a patto che si avvii da subito una riforma della governance per dare un nuovo volto alla Lega di Serie A, orientato ai modelli vincenti di Premier e Bundesliga. Sarebbe questo il compromesso raggiunto tra le grandi e le otto firmatarie della lettera con la quale era stato chiesto a Beretta, dimissionario da marzo, di farsi da parte. Così l’assemblea di oggi, inizialmente descritta come una resa dei conti stile far west, dovrebbe finire per produrre un ramoscello d’ulivo. È stata la Juventus, in tandem col Milan, a proporre una soluzione alle «ribelli»: un comitato di saggi, magari formato da tre presidenti di società, che si incarichi di riscrivere le regole di funzionamento della Lega, ponendo termine al ricorso continuativo e (spesso) infruttuoso alle assemblee e ripristinando il consiglio direttivo, con meno teste pensanti e quindi meno conflittualità. È sulle modalità organizzative che le opinioni divergono: c’è chi vuole a capo della Lega un manager esterno, c’è chi propone la presidenza a rotazione in mano agli stessi club. Qualcosa, comunque, si è mosso. Ed era proprio l’obiettivo che si erano prefissate Inter, Palermo, Cagliari, Bologna, Siena, Cesena, Lecce e Novara quando avevano deciso di porre l’aut aut a Beretta e, conseguentemente, all’assemblea. La richiesta della ratifica delle dimissioni del presidente e dell’elezione di un sostituto, insomma, come un passepartout per portare al centro del dibattito la questione cruciale: una Lega da cambiare, nella governance più che nelle persone. «L’operatività della Lega —ragiona il fronte delle "ribelli" — sta a cuore anche a noi, volevamo solo accelerare un processo che si è impantanato». Le otto s’incontreranno prima dell’assemblea per affinare la strategia: l’idea sarebbe quella di porre paletti stringenti al comitato di saggi, limitandone la durata a un mese e conferendogli autorevolezza, «per evitare che sia un’inutile perdita di tempo».

Sospensioni. In tal modo, la discussione sul mandato di Beretta, prevista all’ordine del giorno, scivolerà in secondo piano, anche se Cellino e Zamparini non sono tipi che si arrendono facilmente. Né tantomeno si arriverà alla conta. A differenza di Claudio Lotito, atteso oggi in via Rosellini, sarà ancora assente la Fiorentina, perché il suo a.d. Sandro Mencucci, sospeso dalla carica societaria dopo la sentenza in primo grado di Calciopoli, vuole attendere — «per rispetto delle regole» —che il consiglio federale del 7 marzo modifichi l’articolo 22 bis delle Noif recependo il nuovo codice etico del Coni e riapra e lui e agli altri dirigenti coinvolti le porte dell’assemblea di Lega. Il club viola è in sintonia col riformismo di Napoli, Roma e Udinese. «Basta con le lotte intestine, facciamo le riforme —spiega Mencucci —. Siamo stati sorpassati su stadi e marketing e nel ranking Uefa perché mentre gli altri guardavano al futuro noi eravamo immobili. Per dare più appetibilità al prodotto Serie A bisogna creare sistema e costruire una governance intelligente. Poi si potrà trovare un nuovo presidente». Tutto sommato, non la pensa diversamente l’Inter, che pure ha firmato quella lettera.

Archivio Tv Lazio. Beretta e la governance, in realtà, sono quisquilie rispetto alla madre di tutte le battaglie: la ripartizione dei proventi tv del 2012-15, roba da un miliardo all’anno. Fino a questa stagione tutto è deciso. E proprio ieri sono arrivati i risultati delle indagini demoscopiche sui bacini d’utenza da cui dipende la distribuzione del 25% della torta, con i dati Auditel che verranno aggiornati a fine campionato. Rispetto al 2010-11, forte crescita della Juve, di oltre due punti percentuali (un gruzzolo di 4-5 milioni in più). La Lazio ha acquistato dalla Rai tutti i diritti sulle immagini d’archivio.

Fonte: GdS

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