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  Domenica 19 Maggio 2013


Lunedì 20 Agosto 2012 15:31     

Riceviamo e pubblichiamo: Con qualche affanno e molta enfasi, sono stati finiti i lavori nel Parterre di Maratona. La Fiorentina, ma soprattutto gran parte della stampa parla di "Uno stadio senza barriere”; di un “ Franchi all'inglese"; di un "nuovo modo di intendere il calcio in Italia"; di prime file dalle quali "si può perfino sentire l'odore dell'erba" (Gianluca Baiesi, Direttore operativo ACF Fiorentina.) Avendo condotto uno studio approfondito sull'argomento, che si è reso concreto in una tesi di laurea discussa a Firenze nell'aprile del 2009, vorrei fare alcune considerazioni sull’argomento. Il motivo principale per cui si dovrebbe togliere ogni barriera negli stadi, riguarda la sicurezza. Le più grandi tragedie (basti pensare all'Heysel) si sono verificate per schiacciamento degli spettatori contro cancelli, inferriate e balaustre. Quest’obiettivo non è mai stato dichiarato né dal Comune né dalla società viola, e, infatti, non e'' stato raggiunto, perché le barriere ci sono ancora. Per fortuna la configurazione strutturale dello Stadio di Firenze, con settori di parterre separati dalle gradinate soprastanti, insieme al costante calo del numero degli spettatori, rende molto improbabile il verificarsi di eventi tragici. Un risultato ottenuto grazie ai lavori eseguiti riguarda una migliore visibilità da parte di un discreto numero di spettatori, ma non è certo stato questo il motivo della ristrutturazione. S'è sempre parlato di una maggior vicinanza tra spettatori e squadra e, soprattutto, di un riconoscimento alla correttezza della tifoseria viola, capace di rispettare una norma (in questo caso il divieto di invadere il campo) grazie a un senso di civiltà interiorizzato e non a causa di sbarre di acciaio e vetri antisfondamento. In concreto però, togliendo cinque file al settore, è stato ricavato un dislivello di un metro rispetto al campo di gioco (una sorta di muretto) sul quale è stato posto un "separatore" (identico per struttura e materiali a quanto prima esistente) alto un metro e venti. In pratica un eventuale invasore si troverebbe a scavalcare un parapetto e compiere un salto di un paio di metri. Se si aggiunge che è prevista la possibilità di innalzare il separatore (in partite considerate a rischio) fino a 2 metri e venti, si fa fatica a capire dove stia tutta questa fiducia nella tifoseria viola. Società e Comune potrebbero rispondere sostenendo che la legge attualmente non permette l'abbattimento completo delle barriere, e questo è un punto molto interessante. I lavori eseguiti, più che un'operazione di Marketing e più che un riconoscimento alla correttezza della propria tifoseria, sembra essere un tardivo e limitativo adeguamento alla legge vigente. Tardivo perché la legge risale al 2006 (!), limitativo perché la legge medesima prevede tre modi di separazione tra campo e spalti, tra i quali anche un semplice separatore di un metro e venti, soluzione che avrebbe giustificato maggiormente il riferimento agli stadi inglesi. Non assicurando tuttavia il primato dell'originalità', perché già realizzata nel nuovo stadio della Juventus. Come mai sia stata scelta la strada che prevede anche il muretto di un metro non è chiaro: si parla di generici motivi di sicurezza, ma è fatto riferimento pure a un "accorgimento necessario per rispondere anche alle esigenze televisive " (Corriere Fiorentino, 19 agosto 2012). Si tratterebbe di un clamoroso autogol, perché si dichiara di realizzare un intervento strutturale dedicato ai tifosi, per scoprire poi che (ancora una volta) ciò che conta sono le televisioni. Ma non ci voglio credere! La tesi di laurea alla quale ho fatto riferimento prevede una serie di aspetti non strutturali (e perciò facilmente attuabili) ma relativi al pubblico da ospitare e alla gestione dei posti nel settore interessato dall'iniziativa, riuniti sotto il capitolo "Togliere barriere aggiungere valori". Tali aspetti sono accomunati da un riferimento simbolico all'abbattimento di barriere di volta in volta culturali, sociali, fisiche o rappresentate da semplici pregiudizi. Il progetto (che prevede almeno una piccola parte TOTALMENTE priva di barriere) è stato presentato e discusso con diversi dirigenti viola (il primo fu addirittura Salica!) e rappresentanti delle istituzioni, compreso l’attuale Assessore Dario Nardella. I più hanno espresso un certo apprezzamento , ma tutto e' stato sempre congelato in nome di un generico "i tempi non sono maturi". Mi sembra che, oltre a causare una piccola frustrazione personale che non può interessare a nessuno, la vicenda dimostri una scarsa considerazione nei confronti dei tifosi, dei cittadini e più in generale di chi , in base alle proprie competenze, propone idee col solo scopo di partecipare più direttamente alla vita societaria e cittadina. Considerazione che è ben diversa, ad esempio, in paesi quali la Germania, dove i tifosi partecipano addirittura alle scelte societarie e (anche per questo) gli stadi sono sempre pieni. Ma si tratta di una realtà che da noi (lo dimostra questa piccolissima vicenda) non sarà nemmeno sfiorata. Concludendo, pur lodevole nelle intenzioni, la ristrutturazione del Parterre di Maratona mi sembra più che altro un'occasione persa: si è migliorata la visibilità' di alcuni settori, ma le barriere ci sono, non sono state abbattute ma solamente "ridistribuite". Si è trattato più che altro di un adeguamento legislativo forse ispirato anche da esigenze televisive, e la fiducia nei tifosi... dipende dai momenti! Insomma l'odore dell'erba al quale fa riferimento il Direttore Operativo della Fiorentina, non sembra essere quello del campo di gioco, ma dell'unica erba che, se usata, permetterebbe di vedere un Franchi veramente all'inglese... Alessandro Coppini

 

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