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  Lunedì 20 Maggio 2013


Sabato 11 Agosto 2012 12:15     

Non solo Inter. La shoccante partita dei nerazzurri, che hanno rischiato, con molta leggerezza, di perdere tutto il cospicuo vantaggio di tre reti accumulato in terra croata contro l’Hajduk Spalato, non è stata di certo il top del bestiario di questo turno di Europa League. A fare di peggio ci hanno pensato i ciprioti dell’Anorthosis, appena reduci da una stagione a dir poco esaltante in Champions League, che sono riusciti a farsi buttare fuori dalla competizione dai modesti georgiani del Dila Gori; tutto questo dopo che la squadra di Famagosta aveva vinto all’andata, nel’ex terra sovietica, col punteggio di 1-0. Il ritorno allo stadio Papadopoulos di Larnaca doveva essere poco più di una formalità. Ciò nonostante, pubblico e ultras di casa (tra l’altro l’Anorthosis gioca in “esilio” nella parte greca dell’isola), si contavano in diverse migliaia, in uno stadio praticamente esaurito, con  la curva biancoblu con tutti i tradizionali striscioni dei gruppi al seguito. Ma, tranne quando si sgonfia, o viene colpito troppo forte, il pallone rimane sempre tondo, e un secondo tempo da incubo permette ai georgiani di passare per ben tre volte, riducendo allo zero le possibilità di passaggio del turno da parte dell’Anorthosis. A questo punto, però, sono stati gli ultras di casa a dire la loro, entrando in campo come per dire che quello scempio non poteva continuare. Saranno stati i gol presi con troppa leggerezza, ma probabilmente qualcuno tra il pubblico di casa ha fiutato anche del marcio in quella strana gara. Così, all’86° minuto di gioco, svariate decine di ultras dell’ Anorthosis entrano in campo, alcuni armati di mazze, quasi tutti a volto coperto, provocando, ovviamente, la fuga dei calciatori, la sospensione di una partita che ormai nulla aveva più da dire, e l’intervento in campo di steward e polizia (poca, forse dovuta alla partita tutto sommato di poco conto). Tutto ciò provocherà la perdita a tavolino della partita per l’Anorthosis  (eliminato in ogni caso), una pesante sanzione pecuniaria, e sicuramente, la squalifica del campo. Ma quello che in questa sede preme sottolineare, è la percezione diversa, anche se portata fuori le righe, che hanno di una partita i tifosi e i giocatori: gli 11 mercenari in campo, solitamente stranieri, o comunque non del posto, coi loro vizi e stravizi, probabilmente giudicano inutili determinati tornei come la Coppa Nazionale o questo dell’Europa League, e spesso giocano, se non proprio a perdere, almeno nel fare il minor sforzo possibile. Il tutto quasi sempre foraggiato da dirigenti e tecnici. Dall’altra parte c’è l’orgoglio del tifo, avverso a queste pagliacciate, che sente il dovere di intervenire quando si supera la soglia della decenza. Ora per carità, nessuno dice che per ogni situazione del genere si deve arrivare a tanto, in fondo bastano dei pomodori tirati all’uscita dei giocatori dagli spogliatoi  a partita terminata, tuttavia è bene ricordare come ormai ultras e tifosi siano rimasti le uniche sentinelle contro la sporcizia del calcio moderno. Mi viene da pensare a quanto successo a Marassi qualche mese fa, quando gli ultras genoani fecero sospendere la vergognosa partita della loro squadra. Tanto clamore, delinquenti in doppio petto riverginati dai media come Preziosi, moralisti prezzolati a go-go sulle televisioni, senza che poi, nessuno, dicesse che, modi estremi a parte (ma quanto hanno dovuto sopportare i Genoani prima di arrivare a tanto?), forse in fondo in fondo, erano proprio gli ultras ad avere ragione. Come accade senza dubbio il più delle volte. Stefano Severi. sportpeople.net

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