
Sulla Fiorentina, negli ultimi giorni, spira un’aria nuova. Gradevole e frizzantina al punto tale da relegare nel dimenticatoio i vari Annibale, Caronte, Minosse e Ulisse che hanno soffocato e arroventato Firenze nelle ultime settimane. Nell’anno del decennale la Società regala un mercato “scoppiettante”, soprattutto, se paragonato a quello di 12 mesi fa. La scorsa estate la campagna acquisti, che solo alcuni temerari, ottimisti o ipovedenti ebbero il cuore e il fegato di giudicare più che sufficiente, si rivelò di una pochezza disarmante e sconcertante. E la stagione 2011/12 della Fiorentina ha, tristemente, confermato l’inadeguatezza e la pochezza di quella rosa. Quest’anno si è compiuta una vera e propria rivoluzione copernicana. Sono partiti in sordina, con colpetti di assestamento che non facevano presagire niente di buono, ma, poi, con repentina accelerata, son fioccati nomi e acquisti interessanti. Non c’è un solo settore del campo in cui non si sia voluto mettere mano e, si suppone, che nel reparto offensivo possa ancora arrivare qualcosa a rimpinguare il reparto che rimane, ad oggi, il più deficitario. Per carità, sarà il campo, giudice supremo ed inappellabile, a dare l’inequivocabile verdetto finale, ma è innegabile che, almeno stavolta, la Fiorentina si sia rimboccata le maniche e abbia lavorato per provare a mettere in piedi una squadra degna di questo nome. Le incognite sono tante e vanno tutte messe in preventivo, per evitare stupore e ingiustificata meraviglia.
Tanti giocatori nuovi: alcuni fermi da tempo, altri alla prima esperienza nel campionato italiano, altri ancora dal fisico così fragile da stopparne la brillantissima carriera.
Scelte coraggiose ma, si sa, talvolta la fortuna decide di arridere proprio agli audaci e di strizzare l’occhio a chi ha gli attributi per scommettere molto, se non tutto, su un’intuizione.
Macia e Pradè hanno lavorato molto e, almeno sulla carta, bene.
Con risorse limitate occorre agire con astuzia per trovare soluzioni funzionali e, al tempo stesso, economicamente sostenibili.
“L’acquisto”, però, che fa più clamore, perché per niente scontato, è quello di Andrea Della Valle, tornato rigenerato dopo due mesi di silenzio, latitanza e, forse, meditazione.
La sua presenza a Moena - e l’assenza di altri importanti dirigenti viola - profuma di buono, come i biscotti della mamma appena sfornati.
Ci saranno state altissime motivazioni a giustificare quelle assenze ma, a noi, piace interpretarle come un piccolissimo segnale dell’altrettanto piccolo vantaggio preso da una delle due anime che albergano in Fiorentina.
Possiamo parlare di un ritorno di fiamma?
Ci apprestiamo a vivere una nuova fase di innamoramento fra la proprietà e la città?
Troppo presto per dirlo e il passato insegna ad essere prudenti e restii a farsi rapire da facili entusiasmi.
Quel che è certo è che la tifoseria ha risposto bene, segno che non è così esosa, odiosa e pretenziosa come la si voleva dipingere da quel di Casette D’Ete.
A Firenze, da sempre, è bastato vedere buona volontà, rispetto e un briciolo di passione.
Nessuno ha mai preteso l’impossibile, ma fra l’eccellenza e il minimo sindacale c’è di mezzo il mare: un mare sconfinato in cui poter navigare con orgoglio e rinnovata dignità.
Sicuramente qualcosa è cambiato in Fiorentina e, per il momento, ciò può essere sufficientemente gratificante.
Forse, visti i tempi di vacche magre, si è intravisto opportunità di gloria, se non per tutti, almeno per molti e questa voglia, questo rinnovato slancio, potrebbero nascere proprio da questa sensazione.
Per amore o per calcolo, poco importa.
Quel che conta è provare a riprendere un discorso interrotto, burrascosamente e incomprensibilmente, due anni fa.
Ora o mai più: siamo davanti alla stagione che rappresenta un importante crocevia per la Fiorentina. Non esistono più le vie di mezzo perché Firenze è città che ama dividersi e spaccarsi ma che, soprattutto, ama i colori decisi:….il grigio non le appartiene proprio.
S.N.
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