
“C'era una volta molti anni fa, così tanti che il passaggio del tempo non era neppure iniziato, un Re che amava così tanto i vestiti nuovi che spendeva in essi tutto quello che aveva…." Inizia così la favola di Hans Christian Andersen, scritta nel 1837, dal titolo “I vestiti nuovi dell’Imperatore”. La conoscete? La fiaba ha per protagonista un imperatore vanitoso, esclusivamente dedito alla cura del suo aspetto, e in particolare dell’ abbigliamento. Alcuni imbroglioni spargono la voce, millantando di essere tessitori, di avere a disposizione un nuovo e formidabile tessuto, sottile, leggero e cangiante, che ha una peculiarità: essere invisibile agli stolti, agli ignoranti ed agli indegni. I cortigiani inviati dal re in avanscoperta, ovviamente, non riescono a vederlo, ma per non essere giudicati male, riferiscono al sovrano della magnificenza del tessuto, che commissiona subito il suo nuovo abito. Quando gli viene consegnato, però, neppure lui è in grado di vedere alcunché, ma decide di fingere e si mostra estasiato. Con il vestito nuovo sfila per le vie della città di fronte a una folla di cittadini che applaudono, compiacentemente, all’eleganza del sovrano. L'incantesimo si spezza solo quando un bambino, sgranando gli occhi, grida: "ma non ha niente addosso". Da questa innocente affermazione scaturisce la famosa frase “Il re è nudo” che, oggi, ha assunto il simbolico significato di mettere a nudo le debolezze delle pubbliche autorità e viene usata per denunciare una situazione in cui la maggioranza degli osservatori sceglie, volutamente, di tacere su un fatto palese ed ovvio a tutti, fingendo di non vederlo. Vi ricorda qualcosa tutto questo? Anche a Firenze il Re è nudo……. e non certo per il caldo. Il “babbo ricco”, quello smodatamente ambizioso e facoltoso, non ha più paraventi e orpelli dietro cui nascondersi. Fare il genitore non è mai facile, per carità…..a maggior ragione se si è imprenditori straricchi e di indiscusso successo. Con un padre troppo impegnato - e in altre faccende affaccendato - si poteva correre il rischio di essere parcheggiati in un costoso ed esclusivo collegio in Svizzera, ricevendo un paio di volte all’anno, benefit e lussuosi regali, buoni per compensare la colpevole disattenzione genitoriale. Insomma, poco amati, ma materialmente viziati. Ce ne saremmo fatti una ragione del poco affetto e ci saremmo consolati con il campo. A Firenze, invece, è toccato un destino diverso e perversamente crudele e paradossale. Siamo stati relegati in un orfanotrofio, di infimo livello, in balia di precettori e tutori scocciati dal doverci far da balia. Ci hanno voluto convincere che fosse istruttivo, pedagogico e formativo vivere così, perché il babbo moralizzatore voleva fare di noi persone migliori, votate al fair play finanziario e alla sobria autogestione. Nessuno pretendeva lussi e bagordi, ma una vita dignitosa e decorosa sì. Per vivere a pane, acqua e umiliazioni quotidiane a cosa serve il babbo ricco? Tanto vale averne uno povero, che semplicemente non può darti di più, ma che, almeno, si ricorda di regalarti una carezza e un bacio in fronte per farsi perdonare quella incolpevole inadeguatezza. La Fiorentina è in mutande, non ha un progetto, non ha un futuro. Ha giocatori riscattati alle buste, perché gli altri contendenti hanno offerto “zero”, avanzi di magazzino e insoddisfatti che non vedono l’ora di fare le valigie. La Firenze calcistica non vale più niente, non ha più un briciolo di fascino e di credibilità. Ecco il grande rilancio, profetizzato dallo “zio”, e svuotato dal potente babbo di ogni significato. Si svegli Firenze e, per una volta, provi a guardare il padrone della Fiorentina con gli occhi puri e innocenti di quel bambino e, finalmente, trovi il coraggio di urlare: “il Re è nudo!” S.N.
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