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  Venerdì 18 Maggio 2012
Lunedì 20 Febbraio 2012 11:21     

Petrucci ha detto che la lega di A sa parlare solo di soldi, aspettatevi adesso almeno un anno di liti e coltelli per spartirsi anche i centesimi, mentre tutti i reali problemi del calcio resteranno senza risposta. Petrucci ha perso le Olimpiadi, Abete colleziona sconfitte su sconfitte, ha fuori d'italia un prestigio pari al presidente della federazione calcio del Tagikistan, Beretta... leggere per credere... In qualsiasi altro paese queste persone sarebbero mandate a casa e sostituiti con dirigenti, manager capaci. Se mai un giorno avverrà questo nel belpaese aspettatevi ancora Carraro, Matarrese, Galliani, insomma si può fare peggio di così, non è facile ma ci riusciranno.



La Lega di serie A è nel caos più totale. Il 2 marzo è prevista un'assemblea che più calda non si può. Sotto esame la posizione del presidente Maurizio Beretta, che non conta niente (sue parole...) ma non vuole lasciare la carica pur essendosi dimesso, si fa per dire, il marzo dello scorso anno.  Ma il vero snodo non è Beretta, di cui interessa ben poco ai presidenti, ma il "malloppo" da dividere. Sì perché ci sono in ballo soldi veri: un miliardo di euro a stagione, dal 2012 al 2015. Sono i soldi dei diritti tv. La legge Melandri dice solo che la parte prevalente debba essere divisa in parti uguali. Lo scontro è su tutto il resto e se in passato per il 25% del bacino d'utenza finì addirittura a botte (vedi De Laurentiis-Cellino), ecco che ora le premesse non sono per nulla allegre. I grossi club (Juve, Milan, ecc.) sono preoccupati perché rischiano di finire in minoranza. In una Lega così litigiosa, e senza guida forte, non si riesce a capire come possano trovare un accordo in tempi ragionevoli.


Ricordiamo inoltre che per un anno la Lega di A non si è fatta vedere dalle parti del consiglio federale, il governo del calcio. E Giancarlo Abete è stato sin troppo buono: da regolamento avrebbe dovuto far decadere i due consiglieri (Lotito e Cellino) della Lega di Milano. Inoltre la cosidetta Confindustria del pallone mai si è fatta vedere nemmeno nelle tante riunioni delle commissioni statuto (presieduta da Carlo Tavecchio) e riforma campionati (Mario Macalli), contribuendo così a paralizzare il sistema-calcio. Le ricorda queste cose Beretta?  Ma Beretta non molla: è anche comprensibile visto che l'assegno della Lega (circa 30.000 euro) si somma ogni mese a quello ancora più consistente di Unicredit. In questo caso è dura lasciare una poltrona d'oro e si fa finta che non ci sia alcun conflitto d'interessi (che invece c'è, eccome). Otto club hanno chiesto l'assemblea del 2 marzo per sfiduciare il presidente. Sono Inter, Palermo, Cagliari, Bologna, Novara, Lecce, Siena e Cesena. Pro Beretta ci sono Lazio, Milan, Juve, Genoa, Parma e Catania. Le altre società sono ancora incerte. Se i club che vogliono le dimissioni del presidente dovessero arrivare a dieci, a questo punto sarebbe costretto davvero ad arrendersi. Certo, poi bisognerà arrivare a quota 14 per eleggerle il successore, e qui saranno dolori seri. Un'ultima considerazione: Beretta sostiene che Claudio Lotito è un "personaggio che ha una forte spinta innovativa". Anche qui Beretta, soprannominato nell'ambiente "dimmi Claudio...", ha la memoria corta: Lotito  ha preso l'abitudine di non voler rispettare le regole e di pagare in ritardo gli affitti (dell'Olimpico). La Lega presto, Beretta e non Beretta, dovrà pensare anche a sostituire il patron laziale in consiglio federale, sempre che i presidenti ritengano importante avere una rappresentanza nel governo del calcio.

spycalcio

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